Ma quanta fretta di fare un titolo ….

luglio 23, 2011

Il Giornale e Libero in prima linea contro il terrorismo, contro la paura e per la buona informazione (bilanciata e verificata)

Raccolta differenziata porta a porta, funziona?

giugno 8, 2011


Diligentemente a casa abbiamo seguito le istruzioni dell’amministrazione comunale: umido e indifferenziato nei cassonetti dopo le 18, vetro nelle campane, plastica e carta ogni martedì fronte strada tra le 12 e le 13 (sic!).

Ieri (martedì) ho preso la mia busta di carta e il sacchetto della plastica e li ho lasciati a bordo strada. Stamattina (dopo 24 ore e discreta pioggia) mia moglie ha telefonato alla Ascoli Servizi Comunali (società incaricata della raccolta) e le hanno detto che sarebbero passati a risolvere.

Ora, mercoledì sera, i rifiuti sono ancora lì (con l’aggiunta di carta e plastica di qualche coinquilino). E alcuni abitanti della via ci guardano di sbieco perché non dovremmo lasciare i rifiuti per strada. Ora, a parte il fatto che la raccolta sul porta a porta forse non è stata comunicata con la dovuta efficacia (almeno tra i nostri vicini), la domanda vera è: quanto tempo ancora resteranno i rifiuti per strada?

 

Aggiornamento giovedì 9 giugno 2011

Oggi, dopo un altro paio di telefonate le immondizie sono state ritirate.

A proposito di nucleare e di strategie energetiche (a pochi giorni dal referendum)

giugno 8, 2011

A ridosso del referendum la discussione in tema di energia ha preso una certa accelerata. Grazie alla rivista Reset, ho avuto modo di discutere di questi temi con alcuni esperti di rilevanza internazionale dai quali sono scaturite informazioni molto interessanti.

Ottmar Edenhofer, ad esempio, ha appena pubblicato un rapporto per l’Ipcc e sostiene che i mercati internazionali ci dicono che il nucleare è in declino e che un ruolo importante nel futuro spetterà a gas, carbone e alle innovazioni sulle rinnovabili, soprattutto per la cattura del carbonio.

Carlo Carraro, parla di come l’incertezza sulle politiche energetiche possa costare davvero cara. Gli impegni europei, dice, vanno rispettati, le emissioni ridotte e le rinnovabili aumentate. Ma su questa strada non bisogna zoppicare, altrimenti ne pagheremo i costi (nelle bollette) senza averne i benefici (occupazione ed economia di scala in un nuovo settore produttivo).

Alberto Clò, spiega invece che l’indipendenza energetica è un mito impossibile da realizzare (“un obiettivo politicamente sostenuto ma di fatto irraggiungibile e comunque molto costoso”). E il futuro? Gas e carbone, risponde il professore, perché “siamo ostaggio del passato”.

Gianni Silvestrini, sostiene le rinnovabilima incvita anche ad essere realistici perché “l’energia pulita non può bastare al fabbisogno nazionale”. E allora spazio ai progetti che prevedono super-grid europee e insistiamo sulle rinnovabili italiane, che tra poco (2017) potrebbero ripagare tutti gli incentivi che stiamo spendendo.

Per chi volesse, il pdf del dossier è qui

Bauman, Jackson e la prosperità senza crescita

giugno 6, 2011

Dice Luca De Biase della lecture di Zygmunt Bauman al Festival Economia di Trento:

Tra i suoi regali alla platea tre libri, citati nei passaggi decisivi.
Tim Jackson, Prosperity without growth: un libro che Bauman ha presentato come un vero e proprio evento culturale decisivo, concentrato sull’argomento fondamentale di come aumentare la felicità senza dipendere dalla crescita.
Elinor Ostrom, Governing the commons: come gestire le fondamentali risorse comuni in un’epoca che quasi non sa più riconoscerne il valore. (cfr. Scott London)
Hans Jonas, The imperative of responsiblity: un classico per la discussione etica nell’era della tecnologia, che tra l’altro mostra come in un mondo tanto interconnesso da ridiscutere ogni confine la nostra visione morale sia ancora quella che funzionava quando il vicinato era il principale spazio di relazione e la principale piattaforma di social networking.

Segnalo per chi volesse, una intervista video fatta a Tim Jackson sui temi dell’economia sostenibile:

Un nuovo sistema economico che si fonda sul fatto che siamo animali sociali e dovremmo imparare a utilizzare di più la ricchezza delle relazioni umane per creare una consapevole e condivisa visione del futuro.

L’intervista la trovate qui, sul sito di AVoiComunicare

Nucleare sì, no, forse

maggio 29, 2011

In tutta Europa si discute, chi dice sì (e fa di tutto perché non ci siano ostacoli) come Francia e Gran Bretagna.

Chi dice no, come la Svizzera e la Germania, dove è in corso una accesa discussione, ma il tema è sui tempi di un abbandono del nucleare che sembra ormai certo. (nella foto Greenpeace arrampicata sulla Porta di Brandeburgo per dire la sua).

In Italia, ancora la posizione ufficiale è quella del forse.

Primarie? Farle davvero, forse conviene

maggio 17, 2011

Fine primo tempo. Quindici giorni per organizzarsi, mettere le idee a posto, e andare a pescare i voti che mancano per chiudere la partita.

Di commenti ce ne sono a iosa e sicuro non sarò originale. Ma guardo i risultati di Milano, Cagliari, Torino, Bologna e Napoli e una delle prime parole che mi viene in mente (dopo la evidente sconfitta dell’attuale Presidente del Consiglio) è: primarie.

I risultati migliori ci sono stati per i candidati di città dove le primarie hanno funzionato e cioè dove, anche dopo iniziale amarezza e voglia di vendetta, il candidato che ha vinto le primarie ha ricevuto l’appoggio di tutta la coalizione nelle liste e nella campagna  elettorale.

E a Napoli, dove le primarie del Pd hanno finito solo per fare “ammuina”, il risultato è di quelli più eclatanti, ma direi anche strani per non dire preoccupanti. La vittoria di De Magistris, in un bacino elettorale senza punti di riferimento (che non ha saputo fare primarie convincenti né affidabili) e con una coalizione frammentata, mi fa pensare che se la proposta politica non ha solide basi su meccanismi democratici (come le primarie, appunto), allora gli elettori finiscono per preferire chi sa meglio parlare alla pancia (o chi mette in piedi la proposta più populista e urlante). Forse mi sbaglierò, ma credo che alcuni buoi risultati elettorali del Movimento 5 Stelle, parlino ancora di un successo populista e leaderista, povero di proposta politica, che punta tutto sul qualunquismo e sul personalismo. Come Grillo, come l’Idv. E come Berlusconi.

L’ecosistema dei media cambia il potere? Conversazione con S. Livingston

aprile 11, 2011

Steven Livingston studia da tempo, e molto in profondità, il rapporto tra nedia e potere politico. Utilizzando come laboratorio gli Usa al tempo dell’amministrazione Bush ha scritto un libro dal titolo eloquente: When the Press Fails: Political Power and the News Media from Iraq to Katrina. E il contenuto, per rigore dell’analisi e del metodo, è all’altezza del titolo. recentemente ha studiato l’impatto delle nuove tecnologie della comunicazione nelle democrazie centro  africane.

L’ho intervistato per Reset per sapere la sua opinione sull’uso del web e le connessioni con quanto accade nella sponda sud del Mediterraneo: Libia, Tunisia, Egitto.

Dice tra l’altro:

I telefoni cellulari, i computer, i satelliti, i cavi per trasmettere dati ad alta velocità. Tutto questo crea un nuovo ambiente di informazione che consente ai cittadini di essere più consapevoli di quello che accade intorno a loro e chiedere che il potere sia più trasparente, aperto ed efficiente.

E anche:

Le istituzioni e le strutture delle nostre democrazie sono invenzioni del XVII e del XIX secolo. Oggi abbiamo bisogno di nuovi modelli e nuovi metodi perché, grazie anche ai social network, è aumentata la domanda di trasparenza e di responsabilità. La sfida del nostro tempo sta nel trovare forme democratiche che sappiano utilizzare le tecnologie, da Facebook ai sistemi satellitari, farne parte viva del processo politico, della scelta e della messa in pratica delle decisioni.

La versione integrale dell’intervista e su ResetDoc.org. In Italiano e in inglese, insieme a una intervista di Giancarlo Bosetti a Manuel Castells

Un Drago in Parlamento

settembre 29, 2010

Pare proprio che sia nato un nuovo gruppo in Parlamento, si chiama Popolari per l’Italia di domani (sic), è composto da ben cinque-dico-cinque parlamentari (quattro ex udc siciliani + un ex udc campano) tra cui anche Giovanni Drago il quale nel 2009 è stato condannato (anche in Cassazione) a tre anni di reclusione (coperti dall’indulto) e interdizione perpetua dai pubblici uffici (poi ridotta anch’essa a tre anni). Tra qualche tempo, probabilmente dovrà lasciare il Parlamento, ma intanto oggi farà probabilmente in tempo a votare per il governo.

Disoccupato a chi?

settembre 24, 2010

La disoccupazione cresce, vero. L’occupazione cala, vero. Il Ministro Sacconi dice che l’occupazione in Italia cala meno della media Ue, vero. E se provassimo a vedere che cosa sta dietro i numeri?

Ad esempio: in Italia, come in Germania, si è scelto di affrontare la crisi con un enorme ricorso alla cassa integrazione (ordinaria, ma soprattittu straordinaria e in deroga) e alla mobilità, forse i nostri conti li dovremmo fare paragonandoci alla Germania, cioè coin chi come noi sta spendewndo soldi pubblici per non far precipitare l’occupazione (e in Germania pare che la disoccupazione stia scendendo).

E poi potrebbe cadere l’occhio sul fatto che la spesa per la Cassa Integrazione in Italia si è più che triplicata nel 2009 (900 milioni di euro contro i 230 del 2008), le richieste di mobilità sono aumentate del 23% tra il 2008 e il 2009 e, in genere dalla mobilità si passa alla disoccupazione o all’inattività.

Il tutto secondo il Rapporto del Cnel sul mercato del lavoro (che si può leggere per intero, oppure solo una sintesi), tanto per dire che aumentare la cassa integrazione (a carico della spesa pubblica) mette una pezza temporanea, ma le proiezioni per il futuro non sono per niente incoraggianti. A meno che non si pensi a una riforma….


Follow

Get every new post delivered to your Inbox.